L’immaginario sessuale dei cartoni animati giapponesi

da | Eros & Arte

Ebbene si, avete letto bene, i cartoni animati giapponesi, partendo dagli anni ‘70 e ‘80, possono diventare un facile veicolo per costruire il proprio immaginario sessuale.
Chi è stato infante in quegli anni (ma anche adesso, dato che continuano a riproporli in home video, streaming e quant’altro), non può non ricordare cartoni animati come Candy Candy, Georgie, Lupin o Jeeg Robot, solo per citarne alcuni. Intere generazioni di maschietti cresciuti a sognare Margot, la storica ragazza di Lupin, conosciuta anche come Fujiko, piuttosto che Lamù o Ranma, costruendo attese per il futuro ben precise, così come schiere di ragazze innamorate del tenebroso Terence anziché del romantico Lord Anthony in Candy Candy, rimanendo afflitte dal classico mito dicotomico intramontabile, della difficile scelta tra il fascino del cattivo ragazzo o la dolcezza del bravo.
Per comprendere appieno la portata di cotanta speme, basta fare un semplice raffronto e una rapida carrellata mentale con i personaggi disneyani dell’epoca (e di adesso, rare eccezioni a parte) stracolmi di fatine, topolini e principesse dagli abiti vaporosi e super-coprenti. Gli scenari ripresi e raccontati dai cartoni giapponesi, invece, sono molto più generosi, sicuramente ingenui, ma non per questo meno ammiccanti. La sessualità raffigurata nei cartoni animati giapponesi è evidente, certo non si tratta della stessa tensione erotica dei B-Movie de noantri con Pierino o Edwige Fenech, ma la raffigurazione dei corpi è senza ombra di dubbio più prodiga di forme e sensualità.

Ad esempio, nella serie “C’era una volta Pollon”, dove si narrano le gesta della piccola Pollon figlia di Apollo, aspirante dea combina guai, si raffigura in chiave manga una mitologia greca pregna di seduzione e sensualità, miti storici come quello di Orfeo o Narciso, ornati da corpi nudi, sederi, seni ed altro al vento, e perfino calze a rete (indossate da Era, sexy moglie di Zeus, noto sciupafemmine).

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Alla base insomma, vi è sicuramente una sostanziale differenza antropologica, legata proprio ai disegnatori e creatori dei manga giapponesi, infatti la cultura giapponese, per tradizione spirituale, non rimuove l’eros dalla vita quotidiana, ma se ne nutre. Inoltre scene di nudo e sesso, anche se sempre descritte in maniera evanescente, ma comunque allusiva, sono riscontrabili in serie come Lady Oscar, Lupin, ma soprattutto Georgie, addirittura contesa tra ben tre uomini, tra cui due suoi fratellastri.

Insomma I manga giapponesi “animati” hanno attuato una vera e propria liberazione del desiderio per immagini colorate, dove non rimane traccia antropologica, né del senso di colpa né del pudore. Che dire, l’educazione sessuale passa fortunatamente anche da qui.

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