Portando a spasso il cane…

da | Racconti Erotici

La storia ce l’ha raccontata di persona e nei minimi particolari Carlo di Roma, vecchio amico della redazione, davanti ad un caffè comodamente seduti ad un bar a Porta Pia. Giornalista pubblicista freelance, 35 anni fidanzato e innamorato, scrive per diversi giornali della capitale e provincia. La sua storia ha inizio la scorsa primavera, vicino dove abita, dove c’è uno dei parchi più belli e grandi di Roma, Villa Torlonia, che ha davanti un altro parco più piccolo, Villa Paganini, con la particolarità di avere una zona dedicata ai cani e dove Carlo dimora spesso col suo pastore tedesco Rudy di tre anni. In una caldo pomeriggio di Aprile della scorsa primavera, all’ora di pranzo circa, mentre faceva scorrazzare il suo Rudy libero di giocare con chi voleva, Carlo si accorse di una bella ragazza bionda in piedi poco distante da lui, ma notò subito qualcosa di strano, fu questo che attirò principalmente la sua attenzione, era infatti senza cane e proprio mentre se lo stava chiedendo mentalmente, osservò che la ragazza, iniziò a guardare insistentemente proprio nella sua direzione. Carlo allora si sistemò i capelli e la giacca, cercando di dare un’idea di massima serietà e pacato fascino. Intanto la ragazza incominciò a dire qualcosa da lontano, ma Carlo non capiva, era ancora troppo distante, la ragazza iniziò così a gesticolare e Carlo si accorse che ce l’aveva proprio con lui, era insolitamente eccitato da tanta attenzione, poi vide la ragazza mettersi a correre verso di lui, fu allora che iniziò a preoccuparsi e contemporaneamente a sentire la parte bassa del pantalone destro bagnarsi completamente, ma quando abbassò gli occhi, era ormai troppo tardi, il labrador della ragazza, che poi scoprì chiamarsi Nelson, lo aveva scambiato per un albero, ecco che fine aveva fatto il cane; queste le testuali parole di Carlo a riguardo: “…Mentre ci rimettevo i miei pantaloni preferiti, mi resi conto in un attimo, che tutte le risposte alle mie domande erano terminate, il quadro era completo…”. Con una fragorosa risata Carlo continua a raccontarci che la ragazza, una volta raggiunto il cane, lo prese per il collare rimproverandolo. Mentre si abbassava verso il cane, Carlo rimase ad ammirare il suo seno prosperoso che strabordava , senza reggiseno, dal top rosso a balconcino. La ragazza non trovava le parole per scusarsi con Carlo, che da parte sua rimase imbambolato a fissarle le tette e non ci capì praticamente più niente. Si presentarono in breve, la ragazza si chiamava Lucrezia, 25 anni studentessa universitaria, bionda occhi azzurri capelli medi e una quarta di seno da far paura. Il labrador era della sua coinquilina, abitavano in una casa in affitto proprio dietro al parco. Per scusarsi invitò Carlo a salire da lei per aiutarlo a pulirsi e offrirgli un the per scusarsi. Intanto con loro somma gioia e stupore Rudy e Nelson avevano stretto amicizia, rincorrendosi e giocando tra loro, fu allora che Carlo pensò, testuali parole “.. Non ho mai amato questo sacco di pelo così tanto come in questo momento…” tenendo sempre un occhio di riguardo sulle tette di Lucrezia, che da parte sua, sembrava molto costernata ma stranamente eccitata. Messo il guinzaglio ai cani, si diressero verso la sua casa e parlando del più e del meno Lucrezia gli confidò che lo aveva notato anche altre volte, ma sempre mentre andava via dal Parco. Si ricordava di lui perché lo aveva visto ad una presentazione di un libro in facoltà, lui era uno dei relatori. A queste parole Carlo sentì un moto di trascinante entusiasmo salirgli dalle viscere e cominciò a fantasticare su quanto le sarebbe piaciuto leccarle le tette, anche lì, in mezzo al parco e dietro ad un albero. Ma la sua etica professionale non glielo permetteva e si affrettò così a switchare il cervello su altri pensieri avvilenti tipo la sua prima comunione, e la ceretta della mamma dall’estetista quando aveva 8 anni, anche perché nelle parti basse, il suo folgorante entusiasmo iniziava a farsi vedere.
Arrivarono a casa, salirono, entrarono e sguinzagliarono subito i cani sul terrazzo dove c’erano acqua e viveri in abbondanza per farli stare tranquilli. Lucrezia chiuse la portafinestra e invitò Carlo a togliersi i pantaloni, per poterglieli pulire come meglio poteva. Come ci dice Carlo: “…Lì per lì non sapevo bene cosa fare, lo trovavo imbarazzante ed eccitante allo stesso tempo, e senza pensarci troppo, sbottonai i pantaloni e glieli consegnai”
Fermo così in piedi non si sentiva a suo agio, ma fu allora che successe l’inaspettato, e Carlo pensò proprio come si diceva in quel film: “Dio c’è ed ora c’ho le prove”. Lucrezia si accorse dell’imbarazzo di Carlo e per aiutarlo, anziché procurargli dei pantaloni momentanei in sostituzione, si tolse per solidarietà il top rosso, sbattendogli in faccia due tette da paura, perfette, goduriose e con due capezzoli meravigliosi. Sembravano due missili terra aria pronti ad esplodergli davanti, una visione che glielo fece letteralmente uscire fuori dalle mutande. Lucrezia, così ci racconta Carlo (che abbassò il tono della voce per non destare troppo interesse ad orecchie indiscrete) esclamò “…Era da quando ti ho sentito parlare alla presentazione del libro che sognavo di farmi leccare le tette da te”. Carlo era completamente in balia dei suoi istinti da erotomane incallito, si tolse tutto quello che aveva addosso e si avvinghiò con le mani sulle sue tette, come se fossero due borracce in un deserto africano. Delicatamente le incominciò a solleticare la fica, pelosa e vogliosa con due dita della mano, mentre il medio penetrava il pollice carezzava delicatamente la sua perla della lussuria. A quel punto Lucrezia si spogliò tutta e tirò fuori da un cassetto vicino al divano un vibratore rabbit rosa, era il cassetto delle meraviglie suo e dalla coinquilina, quando volevano rilassarsi e divertirsi si abbandonavano ai segreti piaceri solitari proprio su quello stesso divano. Accese il vibratore rabbit e lo passò a Carlo dicendogli : “Infilamelo dentro, giocaci un po’ dai, gioca al coniglietto nella tana”.

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Carlo con un movimento lento ma atletico la stese sul divano a pancia in su e a gambe larghe infilandole il rabbit e mettendole davanti al viso il cazzo duro che lei prese in bocca con avidità, assaporandolo di gusto. Restarono in questa posizione per diverso tempo godendo e gemendo entrambi in un vortice di sensazioni, poi lui decise che era giunto il momento di prendere tutto il meglio che Lucrezia potesse offrire, era arrivata l’ora di penetrarle le tette, così lasciò il rabbit sul divano e le tolse il cazzo dalla bocca, facendola sedere sul divano. Lui davanti a lei in piedi, le prese con le mani le tette, e mentre col pollice le solleticava i capezzoli che erano ormai diventati come due chiodi d’acciaio fuso, duri, le piazzò tra le tette il pisello grondande di saliva. Carlo si trovava in paradiso, quella splendida creatura apriva il segreto dei suoi bei frutti maturi al passaggio del suo cazzo voglioso. Non resistette e si liberò in un flutto di sperma che le disegnò una meravigliosa collana di perle primaverili su quei due splendidi seni. Dopo quella giornata, stranamente, i loro due cani erano diventati inseparabili, e almeno una volta a settimana sentivano la necessità di giocare insieme sul terrazzo della casa di Lucrezia.

A cura della Redazione di MisterSex.
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